THE SUBSTANCE
The Substance forse - anzi sicuramente - è il film dell'anno. Tutti ne avranno sentito parlare, e anche chi non l'ha visto sa di cosa tratta.
Il film racconta, infatti, ciò che oggi molte persone - soprattutto le donne - vivono e sognano, ma lo fa attraverso una chiave distopica e brutale. La storia segue Elizabeth Sparkle, una famosa attrice ormai anziana, che lavora in un ambiente ostile, interessato solo a ragazze belle e giovani. Per questo viene licenziata dal suo programma di aerobica e, mentre torna a casa, ancora incredula, ha un incidente. Proprio in ospedale, un infermiere le consegna un bigliettino con un numero. Elizabeth chiama, e così scopre la cosiddetta "sostanza". Il principio è semplice, ma inquietante: la sostanza crea una versione di te stessa più bella, più giovane e più desiderabile, le due versioni devono alternarsi ogni settimana, seguendo una regola fondamentale: rispettare l'equilibrio!
All'inizio, sembra andare tutto per il meglio: grazie alla sua versione giovanile, Elizabeth riesce a riottenere il lavoro. Ma se quella nuova se stessa vive una vita brillante, piena di attenzioni, l'altra - l'originale - conduce un'esistenza priva di interessi. E' sola e triste, si rifugia in casa e mangia compulsivamente. In questo squilibrio la versione giovane comincia a ribellarsi e smettere di rispettare la regola. La violazione dell'equilibrio ha più conseguenze drammatiche: la vera Elizabeth inizia a consumarsi e a invecchiare più velocemente fino a trasformarsi in un vero e proprio mostro.
Nel corso del film compaiono scene molto toccanti, che riflettono in modo crudo e realistico ciò che molte donne vivono ogni giorno. Una delle più significative è quella in cui Elizabeth cerca di prepararsi per un appuntamento, ma non riesce a uscire di casa: si vede solo brutta e vecchia. Tutto culmina nella scena finale, in cui il mostro urla "sono io, sono Elizabeth" davanti a un pubblico che la deride e fugge.
"The Substance" è un film che colpisce nel profondo, non tanto per la trama in sé, quanto per la sua intensità emotiva, capace di suscitare emozioni autentiche e profonde riflessioni. La regia di Coralie Fargeat è impeccabile: le inquadrature catturano momenti di grande intensità e vulnerabilità, trasmettendo al pubblico tutto il peso emotivo delle scene. Oltre alla regia straordinaria, un altro elemento che ha contribuito al successo del film è la scelta del cast e le loro interpretazioni. Le due protagoniste sono semplicemente eccezionali: danno vita a personaggi talmente autentici da risultare estremamente reali e credibili.
Da una parte abbiamo la versione giovanile, interpretata da una magnetica Margaret Qualley, che si era già fatta conoscere grazie a un altro film cult, "Cera una volta a Hollywood", la cui interpretazione non era da meno rispetto a quella dei suoi tre colleghi più famosi. Margaret interpreta, come ho già detto, la versione più giovane, Sue, un personaggio che si evolve nel corso della storia e la cui rappresentazione cattura questa crescita. L'attrice utilizza a suo favore espressioni facciali che la contraddistinguono e una forte presenza scenica, riuscendo così a esprimere emozioni profonde in ogni sequenza e a far dubitare lo spettatore su quale delle due versioni preferisca e a fargli domandare se anche lui avrebbe fatto gli stessi errori oppure avrebbe rispettato l'equilibrio. Perché, ricordiamolo, anche se ci sono due versioni, la persona è sempre la stessa: è sempre Elizabeth. Inoltre, la chimica tra Sue e l'altra protagonista è palpabile e contribuisce a creare dinamiche ricche e coinvolgenti. Nonostante ciò, le due attrici sono così dedite al loro ruolo da far sembrare le protagoniste due persone completamente diverse.
Demi Moore, invece, offre un'interpretazione che dimostra la sua straordinaria abilità di attrice. Moore porta sul grande schermo un personaggio complesso e avvincente, catturandone la vulnerabilità e rendendolo così autentico da permettere al pubblico di identificarsi con lei. Uno dei punti di forza della sua recitazione è senz'altro la capacità di utilizzare tutto il corpo a proprio vantaggio per comunicare una vasta gamma di sentimenti, dalla fragilità alla determinazione. Ogni sguardo, ogni gesto, è carico di significato e contribuisce a mettere in luce le lotte interiori, le speranze e i conflitti del personaggio. In questo modo, gli spettatori riescono gradualmente a immedesimarsi sempre più in Elizabeth, fino a percepire quasi le sue stesse sensazioni in una sorta di identificazione cui solo il grande cinema riesce a tendere.
Demi Moore, che da tempo non si faceva notare in una performance di questo livello, è riuscita a tornare alla ribalta all'età di 60 anni, conquistando un pubblico più ampio - anche tra i più giovani - e ottenendo il suo primo premio importante. Nonostante tutte queste vittore, purtroppo le è stato negato il riconoscimento più prestigioso: l'Oscar, suscitando delusione sia del pubblico che in lei stessa, lasciandole un senso di amarezza e il dubbio che un'occasione simile possa ripresentarsi.
Oltre alle immagini forti, ai colori e alle interpretazioni, anche la colonna sonora si fonde perfettamente con il film. Essa accompagna le scene in modo così travolgente da amplificare ogni emozione, diventando talmente iconica sui social che, non appena la si ascolta, anche chi non ha visto il film pensa subito a "The Substance".
Il film non ha ottenuto grande successo in termini di riconoscimento, soprattutto - come ho già detto - agli Oscar, ma la risposta del pubblico è stata positiva. Molti spettatori, infatti, ne hanno apprezzato l'originalità e il coraggio, al punto da dar vita a discussioni significative. Come accade con ogni film, c'è chi non lo ha gradito, giudicandolo noioso, privo di una trama solida e persino esagerato. Ognuno è libero di esprimere la propria opinione, ma, credo che chi la pensa così abbia semplicemente guardato il film senza coglierne la SOSTANZA!
In definitiva, The Substance è un'opera che sfida le convenzioni sociali, suscitando domande e sensazioni destinate a rimanere impresse nella mente dello spettatore per molto tempo.
E tu, da che parte stai? Avresti accettato "la sostanza"? Ma soprattutto...saresti riuscito a rispettare l'equilibrio?!
RICORDATI: TU SEI UNA SOLA!